A osservarla dal bosco dell'Oasi di Patanella, affidata al Wwf, la laguna di Orbetello sembra un pezzo di paradiso, incontaminato e pacifico. Eppure, la sua quiete primordiale è minacciata oggi da un'imprevedibile "guerra delle alghe" che rischia di ripercuotersi sulla tranquillità dei residenti, ma anche dei turisti e dei villeggianti estivi che compongono la comunità dell'Argentario. Le alghe sono quelle che vegetano nell'acqua salmastra della laguna, al di là del loro ciclo fisiologico, per effetto di una proliferazione abnorme alimentata dalle sostanze nutritive che si depositano sul fondo. Il fenomeno dura ormai da molto tempo, con un impatto ambientale di ordine estetico e soprattutto biologico: le altre piante vengono soffocate, i pesci non sopravvivono, il paesaggio ne risulta alterato. E neppure il Commissario delegato al risanamento della Laguna di Orbetello, carica istituita ormai da quasi vent'anni, è riuscito mai a risolverlo.
Poi, improvvisamente, alla fine del 2011 arriva il colpo di scena: o forse bisognerebbe dire meglio, il colpo di mano. Pochi giorni prima della scadenza del suo mandato, fissata al 31 dicembre, il Commissario Rolando Di Vincenzo, già due volte sindaco di Orbetello e notoriamente vicino all'ex ministro Altero Matteoli, annuncia alla stampa l'avvio dei lavori per "gli interventi di adeguamento ambientale dell'impianto provvisorio di trattamento delle biomasse algali in località Patanella". In realtà, a novembre il progetto
era stato sottoposto all'esame del Comune di Orbetello. Ma la giunta guidata dal sindaco Monica Paffetti (Pd) aveva ritenuto che - nonostante la dichiarata "provvisorietà" - fosse necessario sottoporlo alla procedura di VIA (valutazione di impatto ambientale), in quanto "parte tecnicamente essenziale di quello definitivo". Fatto sta che ora, di fronte all'improvvisa forzatura del Commissario decaduto, l'amministrazione comunale ha deciso di presentare un esposto al Ministero dell'Ambiente e alla Presidenza del Consiglio dei ministri, da cui dipende la nomina del successore di Di Vincenzo, per bloccare i lavori.
A parte le rivalità e le beghe politiche locali, c'è il sospetto che dietro l'impianto per la lavorazione delle alghe e la produzione di biogas si nasconda un'operazione di portata più ampia e soprattutto pericolosa per l'ambiente: quella di un gigantesco bruciatore, inceneritore o termo-valorizzatore, insomma un ecomostro, per smaltire anche materiale d'altro genere. E cioè fanghi, rifiuti umidi, "terre di roccia" e di scavo, come si legge testualmente in uno schema allegato alla parte finale dello stesso progetto. Per di più si calcola che, per trasportare tutto ciò fino all'impianto vicino alla laguna, sulla stradina sterrata che costeggia l'Oasi dovrebbero transitare almeno 1.500-2.000 camion all'anno. Un'invasione motorizzata, insomma, che trasformerebbe quel paradiso in un inferno.
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