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15.01.2010 - RIFIUTI, TRAFFICO ILLECITO DA NAPOLI AL FRIULI

 

Le auto venivano rottamate in Campania e trasferite in Friuli, per essere “smaltite” come un qualsiasi altro ammasso ferroso. Ma senza essere state prima “svuotate” dei materiali pericolosi, batterie e residui di benzina e olio compresi. É quanto la Procura di Napoli ritiene sia avvenuto nell’impianto gestito dall’ex Siderurgica srl, a San Giorgio di Nogaro. Ieri, i carabinieri del Noe di Udine hanno posto il sito sotto sequestro. Un copione già visto, quello andato in scena ieri mattina nella Bassa friulana. Con analogo provvedimento, poco più di due anni fa, al termine di un’indagine su un presunto traffico illecito di rifiuti, lo stesso Nucleo operativo ecologico aveva già interrotto una prima volta l’attività dell’impianto. Attività di frammentazione e recupero dei materiali ferrosi che, a fine 2008, era stata acquistata e rilanciata da una multinazionale tedesca, la Jacob Becker, tramite la controllata Becker Alpe Adria di Klagenfurt. Ed è stato proprio al direttore tecnico della nuova società che, nelle prime ore di ieri, i carabinieri del Noe hanno notificato il sequestro. A due anni di distanza (all’epoca, l’indagine sfociò anche nella denuncia di tre responsabili di Siderurgica) l’ipotesi di reato formulata dalla Procura partenopea torna a essere quella dell’associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito e alla falsificazione dei formulari per lo smaltimento dei rifiuti. Secondo l’accusa, in pratica, le automobili venivano rottamate e inviate in impianti per il riciclaggio del materiale ferroso, situati in alcune città del nord Italia, senza essere state prima “bonificate” dei materiali classificati come pericolosi. A cominciare dalle batterie e da residui di olio e di carburante. Con il risultato che, dagli impianti, quelli che uscivano erano prodotti inquinanti. L’inchiesta, a quanto appreso, si è sviluppata nel corso degli ultimi tre anni. Nel mirino, anche questa volta, i “cubi” di rottami che dalla Siderurgica avrebbero poi imboccato la strada del recupero e della vendita alle acciaierie, oppure quella dello smaltimento. E così, se nel 2007 l’operazione fu battezzata “Dirty pack”, cioè “Pacchi sporchi”, questa volta il nome che gli inquirenti hanno scelto è “Paccotto”. Oltre al sequestro dell’impianto friulano e di altri siti sparsi nella penisola, il blitz di ieri ha portato all’esecuzione di venti ordinanze di custodia, in carcere o ai domiciliari. Tutte disposte dalla magistratura napoletana e nessuna delle quali in Friuli Venezia Giulia. I destinatari dei provvedimenti, a firma del procuratore aggiunto Aldo De Chiara e del pm Federico Bisceglia, sarebbero in gran parte imprenditori del settore.

 

Messaggero veneto