Un progetto con troppe contraddizioni. E’ il pensiero delle associazioni regionali di Wwf, Legambiente, Lipu, Mountain Wilderness e Meteopoint sull’idea di sviluppo di Passo Pramollo. «Non vorremmo – segnalano – che a gravi danni ambientali si accompagnasse l’assenza di una realistica occasione di rilancio di Pontebba e dell’intera Valcanale». Per questo invitano a riflettere su alcune questioni fondamentali. La prima riguarda la tutela dell’ambiente: «L’intervento di realizzazione di piste e impianti di risalita sul Canin ha comportato gravi danni al Sic, alla Zps e all’Iba lì perimetrati. Appena conclusasi questa vicenda, viene messa a tema la realizzazione di strutture ricettive, piste e impianti di risalita sul versante italiano di passo Pramollo, cioè in una zona ancora intatta paesaggisticamente, unica stazione italiana di vegetazione della wulfenia, interessata dalla presenza di due Sic, di un’Iba, di un biotopo regionale. Posto che compito delle pubbliche amministrazioni è quello di gestire saggiamente il territorio per consegnarlo alle future generazioni in un buono stato di conservazione, è ammissibile insistere in direzione di una antropizzazione spinta degli ambienti di montagna?». Sotto accusa, per le associazioni ambientaliste, finisce anche il piano di investimenti di Promotur per la crescita del comprensorio sciistico: «Quale senso hanno politiche di spesa pubblica che, mentre depotenziano un settore nel quale la nostra regione ha un vantaggio competitivo (ad esempio le Aree protette), rincorrono modelli di sviluppo oggettivamente irraggiungibili, e comunque contraddistinti da trend di mercato non favorevoli?». Gli ambientalisti entrano poi nel merito dello sviluppo di Pramollo: «Il progetto di impianto di arroccamento pretende, nelle intenzioni dei privati, un aiuto pubblico pari al limite di legge (70% del costo). Posto che fare imprenditoria privata in questo contesto di aiuto pubblico risulta piuttosto scandaloso e che ci portiamo pericolosamente vicini ai margini dell’aiuto di Stato, quali garanzie vi sono che, una volta realizzato l’impianto, il privato (che si chiama anche Khbag, in odore di fallimento) sarà in grado di sopportarne il costo, e che sul pubblico non verranno scaricati anche gli oneri di gestione, magari sotto forma di mancato pagamento dei canoni concessori?».
Messaggero veneto
