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10.03.2010 - MAJANO. TRAFFICO DI RIFIUTI ALLA CAVA ZOF, UN CONDANNATO

 

Il pubblico ministero aveva chiesto il carcere per tutti e cinque gli imputati. Ieri, il giudice ne ha condannato soltanto uno: un anno e otto mesi di reclusione (pena estinta per indulto) a Giovanni De Prà, di Bologna, direttore tecnico della Sogetech e legale rappresentante della Ecoarena. Si è concluso così il processo per il presunto traffico illecito di rifiuti e altri illeciti ambientali nella discarica gestita a Farla di Majano dalla Cava Zof srl. Rispetto all’ipotesi di reato più grave, quella appunto del presunto traffico di rifiuti, dunque, il giudice monocratico del tribunale di Udine, Carla Missera, ha assolto Alessandro Teghil, di Varmo, legale rappresentante della Cava Zof (difeso dall’avvocato Alessandro Mauro), Aldo Giora, di Padova, legale rappresentante della Agavi (avvocato Marina Zalin, del foro di Verona), Mario Gili, di Muggia, responsabile gestione della Cava Zof (avvocato Renato Fusco, di Trieste), Dario Zantedeschi, di Trieste, rappresentante della Ecotech (avvocato Raffaele Conte). Per quanto riguarda la contravvenzione di illecito smaltimento di rifiuti, il giudice ha condannato il solo Gili rispettivamente a 3 mila, 6 mila e ancora 3 mila euro relativamente ad altrettamenti episodi, dichiarando anche in questo caso l’estinzione della pena, fino a un massimo di 10 mila euro. Teghil è stato invece assolto da tutte le ipotesi di contravvenzione a lui contestate “perchè il fatto non costituisce reato”. Secondo la ricostruzione del pm Annunziata Puglia, la discarica di Farla era autorizzata per ricevere inerti e non sostanze che filtravano nel terreno, con percolato. Piombo, diossina e quant’altro arrivava invece dai lavori di escavazione del canale industriale Brentella, a Porto Marghera. Il tutto, attraverso “finti giri” con mutamenti della documentazione e con alcuni codici non ricompresi fra quelli dell’autorizzazione. Per le difese, invece, si era trattato di normale ruolo d’intermediazione commerciale, di buona fede della Cava Zof nel ricevere “solo” nove camion di rifiuti, non avendo partecipato agli accordi a monte, e di mancanza di prove per tutte le ipotesi, specie quella di un’organizzazione.

 

Messaggero veneto