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30.01.2012 - APOCALISSE NEGLI OCEANI, UN DOCUMENTARIO DA VEDERE

Un documentario che tutti dovremmo vedere. La pellicola diretta da Rupert Murray, denuncia il costante declino delle specie ittiche negli ultimi 50 anni. Spingendo lo spettatore a riflettere e a fare una scelta.

Lo scenario mostrato è apocalittico e allo stesso tempo impensabile fino a qualche tempo fa: se la pesca industriale continua ai ritmi di oggi, nel 2048 non ci sarà più pesce che nuoterà negli oceani.

Dati supportati da anni e anni di ricerche da parte di biologi, esperti del settore e dagli stessi pescatori, che sempre più spesso si ritrovano con le reti vuote. La specie simbolo della decadenza è il tonno rosso, rinomata, la più richiesta e la più cacciata. E ridotta ormai in via d'estinzione. Ma la lista continua con squali, salmoni e tutta la famiglia dei tonni.

Ma sugli scaffali dei supermercati - fresco o congelato - e nelle pescherie, si continua a trovare di tutto e tutto l'anno, in barba a divieti e fermo pesca, alle taglie dei piccoli pesci (spesso pescati troppo giovani), o alla loro provenienza.

Un'immagine tratta dal fiilm. Mercato del pesce in Asia.


Le immagini del film parlano chiaro e non lasciano dubbi: la tecnologia si è così evoluta negli ultimi cinquant'anni che gli abitanti del mare non hanno più armi per difendersi, non esiste alcun luogo dove possano nascondersi. Navi e reti arrivano ovunque e la guerra la stanno perdendo loro, rischiando di scomparire.

L'autore della pellicola è però ottimista: è necessaria una presa di posizione chiara, decisa e di pensare a un periodo di transizione, di fermo pesca per ridare una boccata d'ossigeno al mare. Creare quindi aree protette monitorate costantemente dove la pesca sia proibita.

Un tonno pinna gialla.


Esempi di come questa sia una strada percorribile vengono da Paesi che da sempre vivono di pesca, come la Nuova Zelanda e l'Alaska, dove oggi pescare significa innanzitutto seguire le capacità riproduttive dello stock ittico, rispettandone i ritmi vitali.

Una parte importantissima ce l'ha poi il consumatore, che può o meno influenzare il mercato e questo tipo di pesca insostenibile. Dal pescivendolo al ristorante, è fondamentale prendere coscienza di cosa stiamo acquistando, informandoci – ad esempio utilizzando la guida stilata da Slowfish - se e quanto una specie sia minacciata.

LIFEGATE.IT


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