Depositato al Comune di Andreis, il progetto presentato dalla Battistella srl di Pasiano, per la verifica di assoggettabilità alla procedura d’impatto ambientale (Via) del progetto finalizzato alla realizzazione, sul torrente Ledron, di un impianto “mini hydro” per la produzione di energia idroelettrica. La domanda presentata nel settembre dello scorso anno, concerne, nello specifico, la concessione di una derivazione d’acqua per produrre un salto di 52,05 metri e una potenza di 127,57 kilowatt. L’elaborato resterà depositato all’amministrazione locale per 45 giorni, allo scopo di consentirne la visione agli interessati che, nel medesimo termine potranno proporre osservazioni. Con il termine “mini hydro” si fa riferimento a centrali idroelettriche con potenza installata ridotta che, secondo l’Esha (European small hydropower association) è pari a 10 megawatt. Il sistema mini hydro, rispetto alle centrali di maggiori dimensioni, consente l’utilizzo di energia rinnovabile, prevede investimenti contenuti, utilizzando l’acqua fluente, non comporta la predisposizione di opere costose come, ad esempio, le dighe ed ha un riscontro economico quasi immediato, migliorando, nel contempo, la situazione idrogeologica del territorio; riduce, ancora, l’effetto serra, e beneficia, pertanto, dei certificati verdi per la produzione di energia da fonti rinnovabili. Come ogni centrale idroelettrica, la realizzazione di un “mini hydro” richiede, tuttavia, un approfondito studio di fattibilità. Recentemente è tornato d’attualità il dibattito sulla realizzazione di impianti idroelettrici nelle valli pordeneonesi, anche sulla scorta dell’intervento critico del geologo Dario Tosoni, il quale, dalle pagine del Messaggero Veneto , aveva lanciato un monito: l’equilibrio del Cellina e dell’Arzino è a rischio, e con esso lo sviluppo turistico e l’ambiente di due delle valli più belle del Friuli. Tosoni è convinto degli effetti negativi che vi sarebbero nell’area se il proliferare di progetti per l’installazione di centraline idroelettriche si traducesse in altrettante opere. Il gioco, secondo l’esperto, non varrebbe la candela, in quanto «la mancata produzione energetica che ne deriverebbe potrebbe essere recuperata attraverso l’efficienza energetica e l’uso di fonti veramente rinnovabili e dalle enormi potenzialità, come l’eolico, la biomassa, il fotovoltaico e, non ultime, le risorse geotermiche custodite nella bassa friulana (ad esempio nella zona di Latisana)».
Messaggero veneto
